Il
Dogue de Bordeaux, la cui storia, come quella di tutti i Doghi,
risale alla notte dei tempi, ha avuto l’incomparabile privilegio
di essere riconosciuto, dalle istanze cinofile del secolo
scorso, come il dogue francese più importante.Secondo il
celeberrimo veterinario Pierre Mégnin, il Dogue de Bordeaux
sarebbe derivato dagli Alani, quei potenti molossi che
accompagnarono gli Alani (una popolazione di origine indoeuropea
di stanza tra gli Urali ed il Caucaso) quando, spinti dagli Unni
, irruppero, sulle terre dell’Impero romano, fino in Gallia ed
in Spagna.Gli Alani sparirono nel V secolo, ma, in Aquitania e
nel nord della Spagna, i loro celebri molossi, incrociati con
altri cani autoctoni dalle caratteristiche abbastanza prossime
(se ne sono ritrovate delle strutture ossee che risalgono alla
preistoria), avrebbero dato rispettivamente origine al Dogue de
Bordeaux e al Dogo di Burgos (presente in Spagna a partire dal
Medioevo).
Questa è anche la tesi sostenuta dall’eminente professor
Kunstler, che insegnava anatomia comparata all’Università di
Bordeaux.Impiegati essenzialmente come cani da combattimento, i
Dogue d’Aquitaine attaccavano in muta e sembra anche in modo
assai efficace, poichè nel XII secolo contribuirono in larga
parte alla disfatta delle truppe inglesi.Solo molto più tardi,
nel XVIII secolo, si ritrova traccia del Dogue di Aquitaine, e
questo, come osserva il Dottor Maurice Luquet nella sua Opera
“Dogues et Bouledogues” grazie al pennello del celebre pittore
di animali Jean-Baptiste Oudry che lo fa figurare in due delle
sue opere. Quanto a Buffon, ne fa anche lui menzione nella sua
“Storia naturale”. Fu’ nel XIX secolo che la razza si vide
riconoscere un’entità ben specifica. Nel 1863, infatti, ebbe
luogo al Giardino di Acclimatazione di Parigi, la prima
esposizione cinofila. Anche se, nello spirito dei cinofili di
allora, si trattava non di giudicare i cani gli uni rispetto
agli altri, ma piuttosto di redigere un inventario il più
completo possibile delle razze esistenti in questa seconda
meta’ del secolo XIX. Questa esposizione permise al Dogue de
Aquitaine di conquistare il pubblico che accorse numeroso ed in
quell’occasione primeggiò un maschio di nome Magenta, che
misurava 70 cm al garrese. Vent’anni più tardi vinceva il primo
premio ancora un maschio chiamato Bataille che non arrivava a 67
cm al garrese; anche altri esemplari della razza presentavano
una taglia inferiore rispetto ai cani presentati nel 1863, per
cui si penso’ che fosse stato introdotto il sangue del Bulldog
inglese.
Grazie alle sue
evidentiparticolarità questa razza polarizzo'tutta l’attenzione
degli allevatori, i quali durante i successivi trent’anni
dovevano affrontarsi per determinare l’avvenire di questa razza
cosi’ singolare. Queste discussioni, che riguardavano
naturalmente i caratteri precisi
da attribuire definitivamente
al Dogue de Bordeaux, in particolar modo la taglia, la
conformazione,la forma e la lunghezza del muso,ma anche il
colore della maschera e del mantello,l’esistenza
del prognatismo e l’importanza da attribuirgli,non ebbero altra
conseguenza
che
quella di ritardare la fissazione della razza.
Nel
1880, dopo che alcuni allevatori senza conoscenze precise sul
cane ebbero ritemprato il
Dogue de Bordeaux
con l’apporto di sangue del Mastiff,Pierre Mégnin ed il Marchese
De
Cherville misero sull’avviso il Comitato della Società centrale
canina perché si mettesse fine a tali incroci, operati senza
discernimento e che rischiavano di snaturare per sempre la
razza, e perché ci si decidesse infine di mettere a punto uno
standard degno di questo nome.
Nel
1910 non era stato redatto ancora nessuno standard e ci si
trovava sempre nell’impossibilità di dare al Dogue de Bordeaux
delle caratteristiche morfologiche precise, dato che gli
specialisti avevano
delle esitazioni tra maschera rossa e quella nera. Quanto alla
taglia, al peso ed al tipo della testa, le opinioni erano
talmente diverse che si cominciò ne più ne meno a classificare
tre tipi di cane: il Bordelais, il Toulousain, e il Parisien.
Il
professor Kunstler pubblico’ allora uno studio molto
approfondito sulla razza, dal titolo “ considerazioni sullo
standard del Dogue de Bordeaux “ che, se fosse stato presentato
a un Club francese del Dogue de bordeaux i cui membri
continuavano a litigare su questioni sterili, avrebbe avuto
tutte le possibilità per chiarire le cose una volta per tutte.
Questo Club fù poi disciolto e dalle ceneri nacquero ben due
Club nel 1913: La società Centrale del Dogue de Bordeaux e il
Club Bordolese del Dogue de Bordeaux.
In
seguito, altre discussioni opposero anche Paul Mégnin e il
professor Kunstler, poiché il primo affermava che il Dogue de
Bordeaux doveva presentare una mascella normale, mentre il
secondo sosteneva con fervore il prognatismo.
Fu
necessario attendere il 1926 perchè i due club si mettessero
infine d’accordo. Uno standard pote’ così essere redatto: i
redattori ebbero cura di tener conto della suscettibilità di
ognuno e ammisero da allora in poi l’esistenza di due maschere,
la rossa e la nera!
E per
concludere ecco qui sotto i Dogue de Bordeaux di oggi i miei
Dogue de Bordeaux del Red Giant